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Storia di Milano
Parlare delle origini di Milano non è facile né semplice poiché le fonti sono solo orali e le ricerche in tal senso lasciano spesso al caso fortuito di rinvenimenti di reperti durante gli scavi effettuati durante la costruzione delle linee metropolitane oppure di lavori pubblici come parcheggi od altro.
Comunque, la datazione delle sue origini, la Treccani, la fa risalire intorno al 400 a.C. per opera di tribù celtiche stanziatesi nella zona, ma crediamo che la data più giusta per la sua fondazione possa essere attorno al 550 a.C.
Perché 150 anni prima? Perché intorno a questo periodo storico esiste una realtà che potrebbe spiegarne la fondazione.
Abbiamo considerato che si nota una concomitanza di eventi attorno alla metà del 500 a.C. e cioè, che nella zona di Sesto Calende, a circa 50 Km da Milano scompare da un momento all'altro la così detta Civiltà di Golasecca, appartenente all'età del ferro, che aveva mantenuto per diversi secoli nella zona un ricca e fiorente attività fatta di scambi e di commercio con gli abitanti del territorio al di qua e al di là del corso del fiume Ticino.
Per un lungo periodo, circa trecento anni, la zona in questione, era stata il centro degli incontri e degli scambi commerciali fra i popoli celti, liguri ed altre etnie che spesso, vista la facilità delle vie di comunicazione, convenivano in loco per barattare le loro merci.
Però, stranamente, in quel periodo tutto questo scompare senza alcuna ragione o almeno le fonti non lo dicono. Poco probabile che la causa sia stata una guerra perché avrebbe lasciato comunque qualche traccia in sito, quali pali bruciati, resti umani, ecc., mentre è più facile che si trattasse di una causa naturale, come l'esondazione del Ticino che in quel lungo tratto effettua una grande curva a sinistra, spingendo così gli abitanti verso est, e se è così, questo lascia supporre che un certo numero di loro si siano spostati in due direzioni: una più a nord verso Como e l'altra verso l'attuale Milano.
A supporto di questa tesi, durante alcuni scavi effettuati negli ultimi anni, sono stati ritrovati frammenti di ceramiche tipiche della Civiltà di Golasecca in ambedue le località ed inoltre risulterebbe logico pensare che chi è obbligato ad emigrare da un sito all'altro cerchi nel nuovo sito prescelto le stesse caratteristiche di quello vecchio: vicinanza di fonti idriche e facilità di movimento delle genti, perché questo aiutava gli scambi commerciali e di conseguenza anche quello delle conoscenze tecniche della fabbricazione dei manufatti.
Milano, l'antica Mediolanum dei Romani aveva entrambe queste caratteristiche e quindi possiamo sostenere che attorno al 550 a.C. ha inizio la sua grande bimillenaria storia.
La celtica Milano però, nel territorio dove si è insediata, deve fare i conti con una grande civiltà, quella etrusca che ha il suo punto di forza in Melpum ( Melzo ) e attorno al 400 a.C. riesce a sconfiggere gli etruschi definitivamente bloccando la loro espansione verso nord.
I celti che abitano il territorio attorno a Milano sono detti Insubri e sono molto combattivi e determinati e riescono a mantenersi indipendenti da altri popoli per alcuni secoli, poi però nel 222 a.C. vengono conquistati dal console Gneo Scipione durante le guerre per la conquista romana della Gallia Transpadana e sottomessi definitivamente nel 196 a.C. dopo che essi avevano aiutato il condottiero cartaginese Annibale Barca nella sua spedizione contro Roma.
Ma la città, già allora, era troppo importante per la posizione strategica sia sotto il profilo militare che commerciale e così ottenne la cittadinanza latina tramite la lex Pompeia nell'89 a.C. e la municipalità romana, concessa da Giulio Cesare, nel 49 a.C.
La sua importanza politica crebbe dall'anno 292 dopo Cristo, con la scelta di Massimiano imperatore a farne la sede imperiale, ma divenne famosa in tutto il mondo di allora con la promulgazione dell'Editto di Milano nel 313 ad opera di Costantino Imperatore, che legittimò la religione di Cristo, come unica religione di stato.
Un fatto determinante per la vita futura della metropoli milanese fu la presenza del prefetto Ambrogio che, nel 373, fu inviato a Milano per far da paciere nella questione religiosa sorta fra il popolo per eleggere il nuovo vescovo, Ambrogio, prefetto romano nato a Treviri in Germania fu capace di accattivarsi il rispetto e l'amore dei milanesi che esclamarono " Ambrogio sia vescovo! ".
Questo fatto cambiò la vita di Ambrogio e quella della città di Milano che trovò in lui il grande personaggio che tuttora rappresenta il Santo Protettore della città e che è ritratto sul gonfalone comunale con in mano lo staffile.
Il grande vescovo il 4 aprile dell'anno 397 spirava, lasciando un gran vuoto nel popolo milanese che l'aveva lungamente amato.
Nel periodo storico che va dal V all'VIII secolo Milano come tutto il territorio del nord Italia perde d'importanza sotto la pressione e la devastazione delle invasioni di diversi popoli provenienti dal nord fra i quali ricordiamo gli Eruli, gli Ostrogoti, i Goti fino ai Longobardi che fissarono la loro capitale a Pavia.
Occorre aspettare l'arrivo di Carlo Magno, re dei Franchi e poi incoronato, a Roma, imperatore nella notte di Natale dell'800 perché si incominci a intravedere un risveglio nelle genti della pianura padana..
Milano, infatti non è stata ferma e da piccolo borgo di contadini si è trasformata pian piano in centro commerciale e divenendo antagonista della capitale Pavia, subisce da essa un assedio nel 1036; ma l'assedio non riesce per merito degli abitanti guidati dal vescovo-conte Ariberto d'Intimiano.
Negli anni successivi Milano dà segnali di voler divenire egemone nei confronti delle altre città vicine vincendo le guerre contro Lodi, Como, Cremona e naturalmente Pavia.
Questi successi contribuirono a incrementare demograficamente il libero comune, favorendone l'attività economica con la crescita di attività artigianali e gli scambi commerciali, che diedero vita ad un insieme di associazioni di cittadini o corporazioni che univa gli esercenti di un dato mestiere,
quali i cordai, macellai, spadari, speronari, bottai, conciai, cappellari,ecc. che ancora oggi in parte, possiamo leggere come memoria storica, nella toponomastica cittadina.
Tutta questa autonomia del ricco comune di Milano naturalmente provoca la reazione dell'impero e la relativa distruzione della città nel 1158, per mano di Federico I detto il Barbarossa.
A questa prima fase di libertà stroncata dall'impero segue un breve periodo di guerre dei liberi comuni contro l'imperatore che viene sconfitto dalla coalizione guidata da Milano nella battaglia di Legnano nel 1176.
Sino alla metà del secolo successivo il Comune di Milano viene amministrato dal popolo attraverso i suoi abitanti che vengono democraticamente eletti fra gli appartenenti alle corporazioni.
Questo crea ancor più ricchezza e interesse per dominarla; nella seconda metà del 1200, si assiste alla lotta di due famiglie per ottenere la Signoria sulla città: i Della Torre o Torriani, originari della Valsassina e i Visconti, provenienti dalla sponda orientale del lago Maggiore.
I Visconti, con il vescovo Ottone, riescono ad imporsi inizialmente e poi, dal 1330, con il nipote Azzone prendono il sopravvento definitivo, tenendo Milano sotto il proprio dominio.
La casata del " Biscione " , dall'emblema che appare sul loro stendardo, porterà alla città di Milano e ai suoi abitanti molta ricchezza, un notevole prestigio culturale (ospitando fra gli altri il sommo Petrarca ), il passaggio da Signoria a Ducato con la nomina di Giangaleazzo Visconti a Duca nel 1395 e numerose conquiste territoriali con l'aiuto dei Capitani di Ventura.
Per tutti quegli anni, sino al 1447, i Visconti, avevano dominato la scena politica del Nord Italia, tramite alleanze, matrimoni e le necessarie guerre di conquista, ed erano riusciti a rendere grande ed invidiata Milano e la Lombardia, ma si estinsero con l'ultimo duca Filippo Maria che non lasciò eredi legittimi, ma solamente una bimba di nome Bianca Maria , avuta da una dama di corte.
Questa fortuita coincidenza del vuoto di potere ducale, permise ai cittadini milanesi di decidere del loro destino e istituirono da subito, con la complicità di piccoli nobili, la Repubblica Ambrosiana che ebbe all'inizio grandi ambizioni, adottando come emblema lo stendardo di S. Ambrogio e introducendo una moneta che tuttora viene ricordata nelle benemerenze cittadine, l'Ambrogino d'oro, ma purtroppo ebbe vita breve a causa di continue lotte interne.
Infatti nel 1450 i cittadini milanesi, stanchi delle loro liti e accerchiati dai soldati della Repubblica di Venezia che volevano prendere la città e tutto il territorio, si rivolsero ad un valente capitano di ventura per difendere la loro libertà.
Questi era Francesco Attendolo " Sforza ", che aveva già servito sotto l'ultimo duca e che in premio dei suoi servigi, fra le altre cose, aveva avuto in moglie la figlia illegittima Bianca Maria Visconti.
Iniziò così il ducato della famiglia Sforza che permise alla città e ai suoi domini di rimanere al vertice della politica italiana per diversi anni.
La famiglia " Sforza " , in realtà dovette la sua fortuna al capostipite Giacomuzzo ( Muzio ) Attendolo, un giovane contadino, originario di Cotignola ( Romagna ), di corporatura considerevole che servì come soldato di ventura e riuscì per merito fisico ( sforza ) a divenire condottiero di uomini dapprima al soldo di altri signori e poi mettendosi in proprio, acquisì fortuna e fama.
Il figlio di costui, Francesco divenne, come abbiamo visto, il primo duca della casata e si mise subito all'opera per riorganizzare lo Stato che si era in parte disgregato sotto le minacce veneziane.
Per riuscire nel suo intento, si valse di un segretario particolare Francesco Simonetta e di due segretari ducali che in breve tempo presero sotto di sé le competenze amministrative dello Stato.
Ma tutto ciò non bastava e allora il nuovo duca, per dimostrare al popolo che i tempi stavano mutando, ricostruì il castello di Porta Giovia ora Sforzesco dandone l'incarico al famoso architetto Filarete, che ingentilì l'aspetto della fortezza trasformandola in palazzo residenziale.
Nell'aprile del 1456, sempre con il progetto del Filarete, il duca pose la prima pietra dell'Ospedale Maggiore, denominato " Ca' Granda ", attuale sede dell'Università Statale, nel quale vennero riuniti i numerosi ospedali e ricoveri presenti in quel momento in Milano.
Nel 1466, alla morte improvvisa del duca Francesco I Attendolo Sforza, gli subentrò il figlio Galeazzo Maria, poco incline al governare bene, alternava vita mondana e libertina, a scelleratezze e vendette sino al punto di rimanere inviso ad alcuni piccoli nobili, rimasti ai margini del potere, che ordirono una congiura.
Essa avvenne la mattina del 26 dicembre 1476, nella chiesa di Santo Stefano, durante la funzione religiosa, i tre congiurati balzarono sul duca e lo pugnalarono ripetutamente a morte.
Quanto si erano prefissati di compiere i cospiratori non si verificò: il popolo non si sollevò e quindi la vendetta ducale li raggiunse catturandoli e giustiziandoli.
Il defunto Galeazzo Maria aveva lasciato come erede il figlio, minore di età, Gian Galeazzo, che aveva bisogno di un tutore e così dopo alterne vicende e lotte intestine fra la vedova e i fratelli del duca, ne divenne tutore ufficialmente lo zio Ludovico: siamo nel novembre del 1480.
Ludovico Maria Sforza detto il Moro, il più intelligente, il più scaltro, il più intrepido dei figli del duca Francesco, entra sulla scena e si deve anche a lui se Milano è ricordata tuttora nel mondo per l'ospitalità offerta al grande Leonardo da Vinci, che servì il duca per circa vent'anni.
Nel 1499, il Moro, per colpa di un piccolo nobile milanese, il mercenario Gian Giacomo Trivulzio, al soldo dell'esercito francese, è costretto dapprima a fuggire e poi, l'anno successivo, ad ingaggiare battaglia presso Novara con il suo esercito formato da mercenari svizzeri e tedeschi che quando vedono la malaparata, lo vendono ai francesi e finirà i suoi giorni nel 1508, prigioniero in terra di Francia nel castello di Loche.
Nel secolo successivo Milano è al centro della lotta per la successione con passaggi, dapprima sotto gli spagnoli, poi ancora i francesi e poi l'ultimo Sforza con la protezione di Carlo V di Spagna.
Morto l'ultimo duca Francesco II Sforza nel 1535 senza lasciare eredi, la Lombardia e con essa Milano entrano nell'orbita del dominio spagnolo che rimarrà per circa 150 anni gestore delle cose milanesi, tramite un governatore che risiederà nel Palazzo del Governo.
In quel periodo fra il 1558 e il 1563 l'architetto Galeazzo Alessio progetta e realizza per conto di Tomaso Marino, uomo ricco e potente, l'imponente palazzo che prende il nome del proprietario e che è attualmente sede operativa e di rappresentanza del Sindaco della città.
E' curioso che il popolino milanese ritenesse il Marino un ladro che danneggiava la città e coniasse,
riferendosi al palazzo, per lui e i suoi successori un motto che pare una maledizione:
" Accozzaglia di pietre, costruita grazie a molte ruberie o brucerà, o cadrà, o sarà rubata da qualche altro ladro ".
La profezia sembra che abbia dato i suoi frutti: i figli maschi diventano delinquenti e vengono messi in carcere, la famiglia accumula tanti debiti che sta quasi per fallire, una delle due figlie muore di peste dando alla luce, nella stanza al piano terra del palazzo, una bimba di nome Marianna che poi verrà riportata dal Manzoni agli onori della cronaca nella sua opera del 1840 " I Promessi Sposi " , nell'episodio ricordato come la " Monaca di Monza ".
Questa maledizione, è strano, colpirà indirettamente anche il grande Alessandro Manzoni che uscendo dalla Chiesa di San Fedele, che si trova con l'ingresso a due passi da Palazzo Marino, nel 1873 cadde rovinosamente sui gradini della chiesa morendone per le conseguenze.
Per curiosità nell'opera del Manzoni, a proposito dell'episodio della Monaca di Monza, si può leggere: " un anatema misterioso pareva che pesasse sopra di lei " e forse questo lascia supporre che lo stesso autore sapesse delle dicerie del popolino milanese.
Comunque dalla seconda metà del '500, sotto il dominio spagnolo, ebbe molta autonomia non solo commerciale ma anche religiosa tramite l'opera di San Carlo Borromeo, vescovo dal 1565 al 1584 che diventa promotore di iniziative caritative e propugnatrici del verbo di Cristo, dopo il Concilio di Trento.
Fra le sue iniziative: " la schola carceratorum " a favore dei reclusi; il " Monte di Pietà " allo scopo di evitare l'usura e aiutare i poveri, e " la Schola della Dottrina Cristiana " per insegnare il catechismo ai ragazzi e al popolo.
La " Chiesa Ambrosiana " diventerà sempre più importante a livello locale e nel grande territorio della diocesi milanese che arriverà sino ai Grigioni svizzeri e da qui tornerà su Milano, ove verrà fondato il " Collegio Elvetico " per divulgare la fede cattolica fra gli svizzeri protestanti.
I tempi per gli spagnoli sono difficili perché debbono tenere sotto controllo un vasto territorio e i francesi sono sempre pronti ad entrare in campo per sottrarre a loro il potere, anche perché nel 1624 il cardinale Richelieu, divenuto primo ministro francese, fa di tutto per combattere la Spagna, portando la guerra sul suolo lombardo e con essa, nel 1630, anche la peste di manzoniana memoria .
Lo stato di Milano subisce quindi un salasso fiscale per pagare le guerre in corso e dovrà attendere la pace del 1659 firmata fra la Spagna e la Francia per incominciare una lenta ripresa economica.
Nel 1713 Milano e la Lombardia viene assegnata all'Austria dalla pace di Utrecht ma non è una situazione definitiva perché bisognerà attendere il 1748, con la pace di Aquisgrana, perché Maria Teresa d'Austria possa averne il controllo effettivo.
Maria Teresa darà un nuovo impulso all'organizzazione di Milano e della Lombardia facendo grandi riforme quali, il censimento, il catasto, nuove opere pubbliche ( Teatro alla Scala, Biblioteca Braidense ) che diedero un segnale di rinnovamento e di illuminismo.
Purtroppo per Milano non v'è pace finchè il 15 maggio 1796 fa il suo ingresso trionfale il grande generale francese, ma corso di nascita, Napoleone Bonaparte.
Sbaraglia e allontana l'esercito austriaco e si insedia come residenza nel Palazzo Serbelloni, l'attuale sede del Circolo della Stampa, in corso Venezia, ove tuttora si può leggere una lapide murata che ne ricorda l'avvenimento.
La città di Milano alla fine del XVIII secolo era circondata dalle mura che gli spagnoli avevano costruito durante la loro dominazione e tutti le case e i loro abitanti si trovavano entro questo perimetro protetto da un fossato.
Con l'avvento del generale Bonaparte si portarono anche in Milano le novità e le regole dettate dalla rivoluzione francese: una di queste fu che tutti i camposanti che fino allora erano situati nelle immediate vicinanze delle chiese, furono smantellati e precipitosamente portati fuori dalle mura spagnole, ove si trovano tuttora.
Così capitò allo storico e venerando cimitero posto alle spalle del Duomo che fu soppresso e al suo posto si lasciò uno spazio vuoto, ora con il selciato, ma si ricorda che il posto si chiamava " Beata Vergine in Camposanto ".
Con la vittoria del Bonaparte si instaurò la Repubblica Cisalpina nel 1797 con capitale Milano e successivamente con la definitiva sconfitta degli austriaci e dei loro alleati, la città divenne sede della Repubblica Italiana nel 1802.
Successivamente, con Napoleone divenuto Imperatore dei Francesi, anche Milano dovette cambiare forma di governo divenendo nel 1805 sede del Regno d'Italia.
Le guerre napoleoniche contro i numerosi eserciti avversari, obbligarono l'imperatore a fare leva anche su forze e volontari italiani e, così, anche a Milano si formò un corpo d'amata denominato
" Divisione Italica ", dapprima comandata dal Teuliè e poi dal nostro generale Giuseppe Pino, che si fece tanto onore nella battaglia combattuta nel freddo nord Europa, con la vittoriosa presa della roccaforte di
" Stralsunda " tenuta dal re di Svezia.
La fortuna di Napoleone non dura a lungo e nel 1815, a seguito del Congresso di Vienna, si procede alla restaurazione della situazione politica antecedente e quindi a Milano ritornano gli austriaci con il Regno Lombardo-Veneto, provincia dell'Impero Asburgico.
La città, anche se è ritornata sotto il dominio austriaco, è sempre al centro di fermenti e di aneliti di libertà che scaturiscono nelle famose " Cinque giornate di Milano " ( 18/3-22/3/1848) durante le quali il popolo milanese combatte di casa in casa, di tetto in tetto sino a sconfiggere la guarnigione austriaca del Maresciallo Radeskti, che è costretta a lasciare il territorio.
E' soltanto una breve parentesi subito soffocata dal ritorno degli austriaci che verranno poi sconfitti dall'esercito franco-piemontese, nel 1859 liberando Milano e la Lombardia.
Milano per riconoscenza all'Imperatore dei francesi Napoleone III che aveva contribuito in modo determinante alla vittoria, eressero una statua bronzea che lo raffigurava, collocandola nel parco alle spalle del Castello Sforzesco, ove tuttora si trova.
Con la raggiunta stabilità politica nazionale, anche Milano ne beneficia divenendo in breve il centro italiano più importante sia sotto l'aspetto industriale, commerciale, editoriale, sociale e anche politico.
Non va dimenticato che a Milano, sulla spinta delle idee socialista, si ebbe un grave episodio con i moti popolari del 1898, generati dalla povertà e dalle condizioni di vita dei meno fortunati.
Questi movimenti di piazza furono stroncati sul nascere dalle cannonate del gen. piemontese Bava Beccaris; questo tragico fatto, diede spunto al pittore Pellizza da Volpedo di illustrare nella sua opera " Quarto Stato " il clima che si respirava in quel tempo.
Milano a fine ottocento non è solo un fervore di iniziative imprenditoriali ma anche di carattere sociale a favore dei meno abbienti e fra queste dobbiamo annoverare le mense per gli operai e per i poveri, verso i quali la città, con i suoi abitanti e le sue istituzioni, si è mostrata sempre molto caritatevole e disponibile, come si dice " con il cuore in mano ".
Con il nuovo secolo viene fondata la Bocconi, una nuova struttura universitaria con tipologia di studi prettamente ad indirizzo economico che darà molto lustro alla città e ai suoi studenti.
Subito dopo la fine della I guerra mondiale, nel 1919 il giornalista Benito Mussolini fonda il nuovo movimento politico conosciuto come " fascismo ", che ebbe la sua prima sede in pieno centro, in un interno in via Paolo da Cannobio angolo Corso Porta Romana..
Allo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1940, Milano e il suo territorio, ricco di industrie e di fabbriche di armi, incomincia a divenire l'obiettivo principale delle incursioni aeree nemiche, soprattutto nel 1943 quando subirà disastrosi bombardamenti senza distinzioni di sorta.
Alla fine della guerra (1945) Milano è una città molto provata, ma i suoi abitanti si riprenderanno presto facendo da esempio a tutta la nazione che è divenuta la Repubblica Italiana.
Le fabbriche storiche ( Marelli. Falck, Pirelli, Alfa Romeo, ecc. ) danno una spinta formidabile alla ripresa economica che nel giro di pochi anni porterà l'Italia a livelli di boom economico.
La città dal dopoguerra in poi è stata governata da amministrazioni che hanno saputo cogliere le aspettative dei propri cittadini e che hanno portato alla realizzazione di una vasta rete metropolitana per facilitare il movimento della massa lavoratrice che allora era formata principalmente da operai che provenivano dall'interland, ciò spiega perché la linea 1 della MM provenga dal nord verso il centro.